DESIGN E MODELLI INDUSTRIALI

Biella, 1944. La guerra ha ormai messo definitivamente in ginocchio l’economia italiana, già di per sé poco solida e duramente provata dai conflitti in Spagna ed Etiopia. Le aziende rimaste attive nel paese si trovano ad affrontare contemporaneamente problemi che, già da soli, potrebbero determinare la chiusura di un’attività: distruzione di stabilimenti a causa dei bombardamenti, forte inasprimento fiscale, carenza di materie prime a causa del blocco degli approvvigionamenti, inadeguatezza delle vie di comunicazioni rimaste funzionanti e continui scioperi causati da orari di lavoro eccessivi e della disciplina militare imposta agli operai. Nelle medesime condizioni si trovò anche l’imprenditore genovese Enrico Piaggio, titolare, assieme al fratello, di alcuni stabilimenti che producevano componenti per l’industria aeronautica e per l’arredamento navale e ferroviario. Questi, per provare a far fronte alle difficoltà che minacciavano la chiusura delle proprie industrie, decise di espandere temporaneamente la produzione aziendale al settore dei motocicli, con lo scopo di creare e commercializzare un veicolo di trasporto economico e di largo consumo. Dopo la realizzazione di un primo prototipo che, per motivi anche estetici, ottenne scarso successo, la progettazione fu affidata all’ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio.
Al progettista abruzzese non piacevano le motociclette, in quanto considerate scomode e bisognose di eccessiva manutenzione, e decise, pertanto, di rivoluzionare completamente il concetto di moto all’epoca vigente.
D’Ascanio, infatti, eliminò la catena spostando il motore affianco alla ruota motrice, posizionò il cambio sul manubrio per rendere più agevole la guida, sostituì la forcella con un braccio di supporto per facilitare la sostituzione delle ruote e, a completamento dell’opera, ideò una carrozzeria capace di proteggere il guidatore da schizzi di fango o macchie d’olio, e che consentisse di stare comodamente seduto alla guida, anziché pericolosamente in bilico su una motocicletta a ruote alte. Il nuovo prototipo venne realizzato a Pontedera nel 1946 e, il giorno della presentazione, lo stesso Enrico Piaggio lo battezzò “Vespa”, in ragione della forma del motociclo e del rumore prodotto dal motore. Ora, pare decisamente superfluo raccontare l’incredibile successo che il prodotto finale, ancora oggi diffusamente commercializzato, riscosse presso il grande pubblico di tutto il mondo, il cui grado di apprezzamento può, forse, esser riassunto nel giudizio che il quotidiano britannico “The Times” diede del veicolo il 28 ottobre 1955, definendolo “l’idea più innovativa che l’Italia abbia mai avuto dopo l’invenzione della biga nella Roma antica”. L’aneddoto narrato svela un modus operandi imprenditoriale decisamente valido, ossia affrontare ostacoli quali ristrettezza di risorse e/o mercato estremamente poco recettivo, ragionando in modo innovativo: prendere un prodotto vecchio ma di cui ancora è avvertita la necessità, reinventarlo, migliorarlo e, soprattutto, conferirgli un aspetto accattivante per facilitarne l’acquisto da parte della clientela. A distanza di tempo, è ormai largamente noto come lo sviluppo, e un’adeguata protezione e gestione, di design particolareggiati possa rivelarsi una strategia vincente per molti imprenditori, soprattutto per quelli che si trovano ad operare in mercati in cui l’estetica riveste un carattere imprescindibile del prodotto commercializzato. D’altra parte già in epoca romana tale elementare regola di mercato era stata ampiamente compresa ed applicata da parte degli imprenditori del tempo, i quali avevano sviluppato una particolare sensibilità per la presentazione dei propri prodotti, con particolare riferimento ai beni di lusso, come i profumi e gli aromi; questi ultimi, per esempio, una volta realizzati, venivano poi travasati in contenitori caratterizzati da forme sempre più particolari, al fine di facilitarne il riconoscimento da parte dei consumatori e, quindi, la relativa commercializzazione. Tale espediente giunse addirittura a creare un danaroso commercio dei soli contenitori, realizzati principalmente tra la Siria ed Alessandria d’Egitto, e venduti a carissimo prezzo a Roma e nelle province più ricche. A distanza di secoli, la normativa si è decisamente evoluta, ed oggi consente addirittura di proteggere la forma non solo di prodotti di consumo, ma anche di opere come particolari facciate di edifici, specifici allestimenti di locali commerciali, o, ragionando più in piccolo, icone di un desktop o layout di un programma. L’ideazione e la protezione di un design industriale consente quindi all’imprenditore di poter soddisfare tanto la necessità pratica cui il proprio prodotto è destinato, quanto quella estetica insita in ogni individuo, il quale, tra l’altro, è estremamente facilitato nel riconoscimento del prodotto, e della sua provenienza da una specifica azienda, al momento dell’acquisto. In estrema sintesi, nel rispetto di determinate condizioni, attualmente è possibile sviluppare, proteggere e soprattutto sfruttare economicamente qualsiasi connotazione estetica di qualsiasi genere ed in qualsiasi modo realizzata.
In un così ampio campo di azione, in cui l’unico vero limite è la fantasia, la creazione di un accurato design può rivelarsi la strategia vincente per valorizzare i propri prodotti ed incrementare il proprio commercio.

Design Industriale
(Una vespa d'epoca esposta presso l'Auto Expo di New Delhi, gennaio 2012 - foto di Rajat Vashishta)
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