Diritto D'Autore

Roma, 17 maggio 1890. Al Teatro Costanzi di Roma andò in scena l’opera “Cavalleria Rusticana”, realizzata dal compositore Pietro Mascagni, e liberamente tratta dall’omonima novella scritta dal drammaturgo siciliano Giovanni Verga, che già all’epoca vantava gran fama. Il successo riscosso dall’opera fu tanto improvviso quanto entusiasmante, e grazie a ciò il giovane compositore livornese, fino ad allora praticamente sconosciuto presso il grande pubblico, raggiunse un’incredibile notorietà, ricevendo più che meritati apprezzamenti e riconoscimenti critici da ogni angolo d’Europa. Nella realizzazione dell’opera che lo avrebbe poi consacrato, Mascagni, tuttavia, commise un’imperdonabile ingenuità: diede per scontata l’autorizzazione dell’autore del testo originario ai fini della trasposizione teatrale. Verga, infatti, mal digerì l’enorme successo conseguito da un’opera che, a suo dire, era la copia spudorata della versione letteraria da lui realizzata, e decise, quindi, di intentare una causa per plagio nei confronti del musicista livornese e del suo editore, il milanese Edoardo Sonzogno.
Nel marzo del 1891, il Tribunale di Milano accolse le ragioni dello scrittore catanese e condannò Mascagni ed il suo editore al pagamento del 50% utili netti, ricavati e futuri. Ovviamente, il menzionato provvedimento giudiziale non concluse la controversia letteraria, la quale dapprima proseguì in appello, in cui venne confermata la sentenza di primo grado, per poi sfociare in innumerevoli ulteriori cause e contro-cause a vario titolo promosse tra le parti. Il tutto nonostante fosse intervenuto, nel 1893, un accordo transattivo mediante il quale al Verga venne riconosciuta la somma onnicomprensiva di 143.000 Lire, pari a oltre 500.000,00 € odierni.
A distanza di tanti anni, risulta ancor oggi evidente come l’intera e depauperante lite giudiziaria sarebbe potuta essere agevolmente evitata laddove anche una sola delle parti in causa avesse agito in anticipo e con un po’ di buon senso. Mascagni, infatti, si sarebbe dovuto senz’altro preoccupare di ottenere il consenso da parte di uno scrittore famoso ai fini dell’utilizzazione di una sua opera. La composizione del musicista livornese, infatti, rientra nella definizione, giuridicamente già esistente all’epoca dei fatti narrati, di opera derivata, ossia un’opera per la cui realizzazione si è fatto riferimento ad una o più opere già esistenti. Risulta abbastanza intuitivo che, anche laddove l’opera derivata presenti ampie parti originali, quindi di per sé autonomamente tutelabili, si dovrà pur sempre verificare l’eventuale violazione di privative inerenti l’opera originaria.
Ma se tale ingenuità può essere forse perdonato ad un entusiasta giovanotto di ventisette anni, lo stesso non può dirsi per un editore che non abbia proceduto ad una simile verifica. D’altra parte, va rilevato che lo stesso Verga può considerarsi in parte responsabile dei dissidi legali di cui si è proclamato vittima. Difatti, numerose testimonianze confermano che, almeno fino alla causa contro Mascagni, lo scrittore siciliano si era sempre completamente disinteressato della gestione delle proprie opere. Gli errori e le ingenuità commesse dagli artisti italiani del secolo scorso sono, ancor oggi, continuamente reiterati.
Sono, infatti, all’ordine del giorno procedimenti giudiziari e denunzie di plagio aventi ad oggetto un’opera letteraria, musicale od anche un semplice filmato. Inoltre, il quadro odierno è decisamente complicato dalla proliferazione di servizi on-line che facilitano enormemente la circolazione di contenuti, ma rendono quasi impossibile la verifica dell’utilizzo, a qualsiasi titolo effettuato, da parte di terzi. E ciò accade soprattutto nei casi in cui tali contenuti siano stati inseriti in rete in modo superficiale o senza aver compreso le conseguenze giuridiche di tale atto, che possono finanche arrivare alla perdita di ogni diritto di esclusiva sulla propria opera.
Viceversa, la verifica dell’originalità di un’opera, unita al sapiente ed informato uso delle privative facenti capo al diritto d’autore possono senz’altro consentire ad un artista di ottenere il giusto e pieno riconoscimento, economico e morale, delle proprie opere e del proprio lavoro.

Diritto D'autore
(Illustrazione da una delle prime edizioni de "Vita nei campi", la raccolta di novelle di Verga in cui รจ contenuta Cavalleria rusticana)
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