• Devo cambiare cellulare, ma non riesco a decidere! Potrei prendere un altro Android, ma pure l’innovativo Windows Phone mi tenta. Oppure, cambio del tutto e mi lancio sul tanto decantato iPhone di Apple.
  • Senti, dammi retta, fai come me e prendi uno Steve Jobs! Montano pure Android, che così non cambi neanche sistema, e vedi che ti troverai una meraviglia!

Per quanto inverosimile, potrebbe passare relativamente poco tempo prima di ascoltare simili scambi di battute per strada, ed il merito sarà stato di due fratelli italiani che sono riusciti a registrare con successo il marchio “Steve Jobs” nonostante la forte resistenza opposta dalla Apple Inc.

Andando con ordine, e stando a quanto riferito alla stampa, i due giovani imprenditori, mediante apposite ricerche avrebbero scovato un interessante “buco” nella protezione intellettuale costruita da Apple: il nome “Steve Jobs”, appartenuto al famosissimo fondatore e CEO dell’azienda di Cupertino, non è mai stato attivamente registrato come marchio, né utilizzato in altro modo all’interno del mercato, o per lo meno non in via ufficiale.

Chiariamo, è risaputo come Steve Jobs si sia sempre prodigato per presentare personalmente ogni nuovo device commercializzato dalla propria azienda, mettendoci sempre letteralmente il volto ed il nome, riscuotendo così larghissimo e meritato apprezzamento dal pubblico.

È nota, infatti, la fondamentale importanza rivestita da simili pratiche pubblicitarie: la presentazione in prima persona di un imprenditore, meglio ancora se identificato con l’ideatore del prodotto, è molto spesso ricompensata con un rilevante incremento di fiducia ed attaccamento all’azienda da parte dei consumatori. Se poi sul palco c’è Steve Jobs, le cui indubbie capacità oratorie facevano sembrare di stare a parlare con un vecchio e saggio amico, gli effetti positivi si moltiplicavano esponenzialmente.

Incredibilmente, tale pratica di marketing, per quanto sapientemente sfruttata dal punto di vista commerciale, per qualche ragione non è stata tuttavia considerata meritevole di particolare tutela, che si sarebbe potuta ottenere registrando, ad esempio, il nome come marchio.

Ebbene, nel luglio del 2012, mentre mezzo mondo si faceva rapire dal pittoresco PSY e dal suo Gangnam Style, detta omissione è saltata all’occhio dei due protagonisti di questa storia, i quali hanno realizzato un marchio grafico sulla base del nome Steve Jobs e ne hanno immediatamente chiesto la registrazione a livello europeo, non mancando di designare un’amplissima varietà di prodotti – da apparecchiature digitali all’abbigliamento – e giungendo a definitiva registrazione nel 2014.

Ovviamente, la Apple non è rimasta a guardare e, all’indomani della registrazione del marchio “italiano”, è prontamente corsa ai ripari chiedendone l’annullamento ed affermando, in estrema sintesi, che il marchio di origine italiana costituirebbe violazione dei diritti di privativa a suo tempo conferiti con le registrazioni n. 9784299 e 9512385, (entrambe raffiguranti la “mela morsicata” che da anni contraddistingue l’azienda di Cupertino), accompagnando questa semplice richiesta con migliaia – letteralmente – di pagine di documentazione comprovante il continuo utilizzo nel mercato dei propri marchi.

Da parte loro, i due imprenditori italiani, probabilmente perché fiduciosi nella correttezza delle proprie considerazioni, decidono di non presentare alcuna difesa, di fatto rimettendosi integralmente alle valutazioni del giudice europeo.

Quest’ultimo, dopo circa quattro anni di attente valutazioni, ha finalmente messo fine alla disputa, stabilendo testualmente che “As the signs only coincide in irrelevant aspects, it is concluded that they are dissimilar”.

Nelle otto pagine che precedono queste conclusioni, debitamente condite con richiami a normativa applicabile e giurisprudenza specializzata, la Commissione giudicante ha motivato la propria decisione sostenendo come la lettera “J”, elemento che maggiormente salta all’occhio del marchio contestato, sia graficamente e concettualmente differente dalla mela della Apple, e che i punti di contatto rilevati dall’azienda americana - ossia la foglioline all’apice e il morso sulla destra” - non siano sufficienti a provocare confusione nei consumatori.

Set, game, match, e permanenza in campionato garantita.

Arduo immaginare che l’azienda americana si dia definitivamente per vinta, e se la famiglia Jobs dovesse decidere di scendere in campo le cose potrebbero seriamente cambiare. Ma nel frattempo cominciamo a metterci comodi per valutare la qualità di connessione e di fotografia dei prossimi “Jobs Phones” sul mercato.

 

PS: Chiaramente, le conclusioni illustrate nel presente articolo sono estremamente semplificate e riassunte. Pertanto si invita a prender visione del provvedimento originale per gli appositi approfondimenti.